Il palio della Marciliana

Storia di Chioggia

Chioggia vanta origini antiche, che qualche storiografo medioevale locale vuole antichissime. La leggenda racconta che Clodio, Aquilio ed Antenore, compagni di Enea, abbandonata Troia, approdarono ai lidi dell’alto Adriatico: Aquilio fondò Aquileia, Antenore Padova, Clodio Clodia, divenuta in seguito Chioggia.

E’ più plausibile che la città sia sorta a margine di un sistema  di comunicazioni sia viarie  che marittime romano. Plinio il Vecchio nel  I° secolo dopo Cristo parla di una “Fossa Clodia”, mentre nella tavola Peutingeriana, mappa della rete stradale dell’impero romano, in corrispondenza del porto di Chioggia è indicato il toponimo Evrone, tappa di un itinerario costituito da una serie di canali navigabili interni alle lagune presenti in epoca  storica tra Ravenna ed Aquileia, che permettevano un notevole flusso di merci anche durante il periodo invernale, quando le condizioni del mare rendevano pericolosa la navigazione d’altura.

Con il collasso del sistema stradale romano causato delle invasioni barbariche e dalla conseguente decadenza dell’impero, la posizione della citta’ assunse maggior importanza in quanto capolinea di un complesso sistema di canali navigabili che andavano dall’ Adige,  Brenta e Bacchiglione sino al Po,  e vide accrescere la sua popolazione divenendo rifugio per  gli abitanti dell’interno, in particolare Padova  Este e Monselice, che cercavano scampo nelle isole della laguna.

Al riparo dalle invasioni  Clugia maggiore, Chioggia, e Clugia minore, Sottomarina, centri autonomi retti da propri tribuni parteciparono alla confederazione dell’Estuario Veneto come XI e XII isola, confederazione che alla fine del VII secolo con la nomina di un proprio dux o doge  a Rivoalto diede origine al Dogado Veneto.

Nell’alto medioevo subì una prima distruzione nell’810 ad opera dei franchi di Pipino il Breve, un’altra per mano degli Ungheri nel 910.

Ricostruita raggiunse l’antico benessere anche grazie allo sfruttamento delle saline, presenti in laguna sin da epoca romana , tanto da essere riconosciuta come capitale del sale nel Mediterraneo. Il trasferimento a Chioggia della diocesi di Malamocco nel 1110 la rese di fatto la 2^ città del dogado , retta da un podestà  eletto dal Maggior Consiglio veneziano. Era talmente importante il reggimento della città che doveva essere affidato a persone abili sia nelle arti del governo civile che militare, tanto che su 13 Dogi che ebbe Venezia tra il 1250 ed il 1350, ben 9 erano stati podestà di Clugia. Governata su immagine di Venezia dal proprio Maggior Consiglio in cui erano rappresentate quelle famiglie che abitavano la città da varie generazioni, aveva una popolazione che nel XIV° secolo alcuni storici stimano sulle 13 – 15mila unità . All’epoca città come Pisa e Amalfi avevano dai 15 mila ai 18 mila abitanti

Città di frontiera difese in varie occasioni i confini meridionali del dogado, soprattutto dalle mire espansionistiche padovane che con le loro incursioni in laguna volevano impossessarsi delle saline.

Nel 1379 fu teatro dello scontro tra le repubbliche di Venezia e Genova in quella che sarà conosciuta come Guerra di Chioggia (1378 – 1381): conquistato il porto di Chioggia nel 1379, i genovesi,  grazie all’aiuto di una coalizione costituita da padovani, Ungheresi e dal Patriarca di Aquileia, espugnarono la città  riducendola in fortezza per resistere agli attacchi dei veneziani sopraggiunti in soccorso. Dopo un assedio durato un anno i genovesi il 21 giugno furono costretti alla resa: alle distruzioni operate dai genovesi la città dovette subire, costume dell’epoca, 3 giorni di saccheggio promesso alle truppe mercenarie; il 24 giugno 1380 il doge entrò trionfalmente in Chioggia accolto dai pochi clugiensi sopravvissuti.

Da questo momento Chioggia non raggiungerà più l’antica floridezza: se da un lato con promulgazioni Venezia incoraggia il ritorno in città degli esuli ed il ripopolamento con nuove famiglie, dall’altro per ragioni strategiche impedisce l’urbanizzazione dei terreni fuori delle mura e la ricostruzione di Clugia minore, incendiata e rasa al suolo dai genovesi.