Il palio della Marciliana

San Michele Animazioni

La stima della dote2

Sin dalla sua prima apparizione la contrada di San Michele Arcangelo si è contraddistinta per l’animazione di piazza. Fra le tante animazioni proposte quella che decisamente ha riscosso maggior consenso è stata “La Stima della dote”, nelle sue due versioni: matrimonio di popolani e matrimonio di nobili. Le nostre Contrade hanno rappresentato la Stima della Dote alla fiera campionaria di Padova nel 1997, a Castel Fiorentino (AR), alle giornate medievali di San Marino nel 1998 e nel 1999 e alla Corte Benedettina di Correzzola nel 2002.

La stima della dote: Gli usi nuziali, regolamentati dagli statuti cittadini Clugensi del 1272, affondano le radici nei primi secoli del medioevo.  Le usanze precedenti il matrimonio si articolavano in due momenti: il giorno degli sponsali, nel quale i promessi esternavano pubblicamente la volontà di contrarre il vincolo coniugale e si definiva l’ammontare della dote (repromissa).   Infatti nei pubblici ufficiali del comune troviamo la figura dello “Stimador delle doti”, persona incaricata di stimare le doti delle spose, delle mogli, delle vedove; a tale operazione interveniva un notaio che elencava gli oggetti stimati.

Il secondo momento era il giorno della celebrazione delle nozze, quando il cerimoniale si concludeva con la “trasductio” della sposa nella casa del marito.

La rievocazione storica che la Contrada di San Michele Arcangelo propone, si inserisce in questa tradizione, trasportando il pubblico in un’atmosfera di sogni e di fantasia che ha il suo esordio con la scena dei padri degli “sposi promessi” che portano in un grande baule di legno la dote della sposa; al loro seguito troviamo le comari, i parenti, gli amici e tutto il parentado che insieme si recano dallo Stimadore della dote.

Nella dote troviamo capi di buona qualità ma non eccessivamente lussuosi, fra cui i più comuni: la socca (veste a maniche strette), la cappa (ampio mantello), le camicie, il camisotto (sottoveste senza maniche), le calze di lana, qualche cintura, delle coperte di lana nonchè oggetti di uso domestico.

Nella pubblica piazza, davanti allo Stimadore ed al notaio chierico, si intrecciano così proclami e discussioni, ciacole e baruffe tra le famiglie degli sposi, che si concludono con l’intervento del frate del monastero di San Michele che serenamente riappacifica gli animi ed invita i musici ad eseguire canti e balli a cui partecipa tutta la contrada.

Lo svolgimento della rappresentazione si apre con il corteo costituito da tutti i contradaioli.  Davanti ci sono i tamburini di San Michele che aprono la piazza, a seguire le fanciulle con i drappi colorati, il carretto con gli sposi e il baule, i famigliari, le comari, gli amici.  Lo Stimadore e il notaio chierico si trovano già alla Loggia dei Bandi.

 Podestà: messer Stimadore, quali disposizioni avete avuto da lo Minor Consiglio?

 Stimadore: io sono qui messer Podestà a stimare la dote di codesti due onesti giovani.

 Podestà: fate dunque lo vostro giuramento.

 Stimadore: Io, estimatore delle doti, giuro sui Santi Vangeli di Dio, che quando sarò chiamato a stimare le doti delle donne, tanto delle spose quanto delle vedove, andrò a stimarle non appena possibile, in buona fede e senza frode, se non sarò impedito da un giustificato motivo.

 E se sarò chiamato da più luoghi per stimare doti diverse, andrò da chi mi ha chiamato per primo; ma se mi sembrerà che chi mi ha chiamato per secondo abbia maggior bisogno della mia presenza, mi recherò da lui.

 Gli oggetti che mi verranno presentati li stimerò uno ad uno secondo il loro giusto valore vigente, non favorendo in ciò l’amico e nemmeno nuocendo al nemico con frode.

 Pur tuttavia non andrò a stimare le doti senza la presenza di uno dei notai chierici nominati dal Signor Doge, anzi lo farò venire insieme a me, affinché egli scriva ordinatamente per me e per i miei colleghi la stima della dote.

 E quando avrò completato la detta stima, prima che gli oggetti stimati siano riportati a casa, farò in modo che colui che deve ricevere la dote faccia rogare quanto prima un documento sulla stima e sulla ricezione della predetta dote, documento che sarà rogato dal suddetto notaio, e di questo lavoro di stima della dote sarò gratificato dal pagamento, complessivo di entrambe le parti, di un denaro grosso.

 Parimenti farò dare al notaio chierico suddetto un altro denaro grosso per il viaggio e per il lavoro di scrittura della stima della dote.

 Non prenderò, ne farò prendere per me, nessun altro prezzo o regalo, se non quanto detto sopra.

 Osserverò tutte queste disposizioni in buona fede e senza frode e più e meno secondo la volontà del Signor Doge e del consiglio.

Messer Orazio: salute messer stimadore, siamo qui venuti a stimare la dote di questi promessi sposi e vogliamo presentarveli.   Lo figliolo mio è giovine e di bell’aspetto, di salute forte come il vento di bora che soffia nelli nostri campi.  Infaticabile e volonteroso, egli lavora da mane a sera e adora la sua promessa sposa.

 Madonna Nuccia: marito, dite che lo nostro figliolo è rispettoso, dite come porta la sua cavalcatura, dite che mai abe ad andare alla taberna, dite… dite… dite…

 Stimadore: basta così donna, andiamo avanti!

 Messer Alessio: L..a la mi.. mia fi..figliola è pu..pura e ca..casta, ti..timorata di Dio, rispettosa e servizievole, ma sotto lo velo essa cela una bellezza rara.

 Madonna Rosa: lasciate dire a me marito, che forse faremo prima. Li suoi capelli sono fili di seta e li suoi occhi brillano d’amore  e si alzano solo per guardare lo suo promesso sposo.

 Notaio Chierico: presto, presto, portate lo baule con la dote qui davanti a tutti e sia fatta la stima.  Lo popolo faccia largo e … silenzio.

 Stimadore: questa è la dote di madonna Valentina, promessa sposa di messer Riccardo, che io Stimadore, su incarico del Podestà, quivi davanti a voi tutti in fede stimo.

 Madonna Rosa: mostrate quanto è ricca la dote e quanto è bello lo broccato, mostrate, mostrate…

 Stimadore: oh basta, basta!  Siamo qui a stimare la dote, non a sentire le vostre ciance.

Dote:

una coperta di lana                                            cinquanta soldi veneziani di grosso

Popolana……………….…: ma è proprio di lana?

 Popolana …………………: si, si è lana de lo montone

 Popolana …………………: eh già, lo montone di madonna Rosa.

 Una fodera da letto                                              venti soldi veneziani di grosso

Un paio di lenzuola di cotone                            trenta soldi veneziani di grosso

Un vestito de lana nuovo                                   quindici soldi veneziani di grosso

Un vestito de lana uso                                         dieci soldi veneziani di grosso

Una tovaglia de cotone                                       quindici soldi veneziani di grosso

Tre camicie, una nuova e due use                  venti soldi veneziani di grosso

Orci e pentole                                                         dieci soldi veneziani di grosso

 Popolana …………………..: che brutte, che nere!

 Popolana …………………..: lo camino di madonna Rosa è sempre pieno di fumo

 Popolana …………………..: eh si si, tanto fumo e niente arrosto.

 Un paio de calze de lana                                       cinque soldi veneziani di grosso

Un paio di zoccoli                                                     cinque soldi veneziani di grosso

Due veli da testa                                                         dieci soldi veneziani di grosso

Cinture, spille e nastri                                              dieci soldi veneziani di grosso

Uno pitale…. Usato messer notaio, usato         cinque soldi veneziani di grosso

 Popolana ………………….: no, no, lo pitale è nuovo, messer Alessio urina sempre fuori da lo balcone. Madonna Rosa glielo fa risparmiare … anco lo pitale.

 Stimadore: a quanto ammonta la dote messer notaio?

 Notaio chierico: la dote ammonta a duecento soldi veneziani di grosso.

 Stimadore: la dote ammonta a duecento soldi veneziani di grosso

 Notaio chierico: zitte, zitte le donne la in fondo.  (intanto lo stimadore va verso le donne)

Stimadore: cosa state dicendo madonna Rosa che sento li vostri gridolini.

 Madonna Rosa: oh messer Stimadore, sto decantando la dote della mia figliola alle donne qui vicino.

Popolana                  : si, si, la dote della sposa è proprio bella, lo broccato è di ottima fattura e la coperta di lana è filata con gran cura

Popolana …………: certo, una dote così vale ben duecento soldi veneziani di grosso.  (intanto l’altro gruppo di donne sta confabulando).

Stimadore: e voi madonna Santa, cosa state dicendo alle donne li vicino?

 Madonna Nuccia: anch’io sto decantando la dote, anche se …

Madonna Rosa: anche se?

 Madonna Nuccia: anche se … mi sembra un pochino miseretta.   Pensavo che le coperte fossero almeno due … le lenzuola almeno tre … le camicie … (le altre donne fanno coro)

Madonna Rosa: e basta!  Madonna Santa, parlate proprio voi che non avete ancora preparato lo banchetto di nozze per gli sposi.

Madonna Nuccia: zitta pettegola!  Lo marito mio è uomo di provata onestà e pagherà per lo banchetto.  E lo mio figliolo non lascerà certo la promessa anche se la dote è scarsetta.   (le donne alzano tutte la voce e creano una gran confusione; intanto arriva fra Pasquino, frate priore del monastero di Brondolo).

Frate: basta, basta comari, madonne non litigate più.  Oggi è giorno di festa … state liete … la dote è bella e la sposa ancor di più … e lo sposo non pensa che a goderne. Viva gli sposi, evviva li contradaioli di San Michele Arcangelo. Evviva.