Il palio della Marciliana

Milites Animazioni: LA MORESCA

Moresca Palio 2015

 

La Moresca Veneziana

I Milites del Castello delle Saline del Palio della Marciliana eseguono la Moresca Veneziana. E’ un “passo d’arme” che. Si combatteva in numero pari di uomini sino a un massimo di ventiquattro, impiegando delle daghe spuntate e senza filo dette mele corte. Divisa in sette parti: l’Azion, le Prime, il Tagio turco, l’Inxenocià, le Passae, il Sotogamba ed infine il Disarmo, divise a loro volta in battute; tra una parte e l’altra il riposo d’arme chiamato le Prese.

Sulla Moresca veneziana ci sono pervenute due testimonianze ottocentesche d’interesse documentario: un testo manoscritto dell’Archivio di Stato di Venezia, trascritto da Sandro Nordio, che descrive le sette parti della danza e le sue movenze, e sette disegni acquerellati al museo Correr corrispondenti alle posizioni iniziali dei movimenti. E’ dallo studio di questi documenti che dopo duecento anni Sandro Nordio ha ricostruito quest’antica danza, con un notevole impegno interpretativo poiché il documento di riferimento fu scritto per chi già sapeva le varie movenze.

La Moresca Veneziana godette di grande popolarità soprattutto nel rinascimento, usata come intermezzo in azioni sceniche mimate nelle celebrazioni carnevalesche del giovedì grasso. Nel 1600 divenne uno spettacolo a se stante sia il Giovedì grasso che in altre ricorrenze cittadine. Si continuò a rappresentarla sino al 1797 quando l’arrivo dei francesi e la successiva cessione all’Austria vide la soppressione di questo spettacolo così come la maggior parte delle feste veneziane

Con il termine MORESCA solitamente s’intende indicare una danza armata di carattere drammatico che simbolicamente rappresenta la lotta tra cristiani e mori, consistente in un “passo d’arme” eseguito in cerchio dove i contendenti si scambiavano colpi di scherma a ritmi fissi.

E’ difficile la ricerca delle origini della danza, ma una delle ipotesi più accreditate è che sia nata in Spagna, portata dai Vandali nel V secolo.

L’origine del nome deriva dall’aggettivo spagnolo morisco che è in correlazione col nome Mauro, Moro. I Mauri o Mauritani popolavano l’Africa del nord ovest sin dall’antichità.

Gli Arabi nel VII secolo conquistarono l’Africa del nord sino alla Mauritania che divenne la base per l’invasione e conquista della penisola Iberica. Gli spagnoli soprannominarono gli invasori per la loro provenienza Moros o Moriscos.

La danza moresca più antica di cui si fa menzione è quella eseguita a Lérida nel 1150, in un documento che descrive la vittoria sui Mori e la loro cacciata dall’Aragona. Sviluppatasi nell’alto medioevo si diffuse anche in altri paesi europei compresa l’Italia.

Forme di danze armate simili alla Moresca preesistevano all’invasione araba sia in Italia sia nel resto d’Europa, probabilmente sotto forma di riti agresti primaverili di origine pagana legati alla fertilità e alla lotta contro gli Dei del male.

Nel quindicesimo secolo si ha un’evoluzione della moresca, dovuta alla scacciata definitiva degli arabi dal territorio europeo; nella sua forma originale di lotta tra cristiani e mori si inserisce in un contesto popolare carnevalesco per festeggiare il passato pericolo; una versione assume una forma colta adattandosi a feste cortigiane e diventando un intermezzo negli intervalli delle rappresentazioni teatrali: il “passo d’arme” viene sostituito da una marcia saltellante ritmata a colpi di tallone, assumendo spesso una pantomima grottesca di presa in giro del militarismo dell’epoca.

In questo ambiente cortigiano la moresca viene rappresentata e rimane in vita sino al XVIII secolo, trasformandosi con balletti, coreografie e temi mitologici che la allontanano sempre più dall’originaria lotta tra mori e cristiani.

La versione popolaresca che più ha conservato l’aspetto originario viene via via abbandonata anche a causa dei divieti che i vari governi imponevano alle feste carnevalesche, quando per la sicurezza personale e la pubblica quiete veniva proibito l’uso di qualunque arma alle persone in maschera.
Testo e ricerca a cura di Sandro Nordio