Il palio della Marciliana

Balestrieri

Balestrieri corteo 2014 foto Donaggio

Palio della Marciliana ed il Palio delle balestre grosse

La terza domenica di giugno il culmine della manifestazione  è la disputa del Palio delle balestre grosse.
L’uso della balestra è documentato a Clugia sino dalla metà del XIII secolo, e nella Marciliana i balestrieri delle contrade hanno voluto rivivere quell’antica disciplina che nel medioevo era tenuta in grande considerazione, tanto che il governo della città istituì, sull’esempio di Venezia, il palio delle balestre. Accadeva due volte l’anno, a Natale e nelle feste di maggio. Il Comune offriva premi ai migliori tiratori che consistevano in un “balestro fulcitum croco” da tre ducati e mezzo e di una pezza di panno scarlatto.
I balestrieri delle cinque contrade di Chioggia si contendono il Palio la domenica pomeriggio in una prova che vede i tiratori di ogni contrada scagliare la propria verretta (freccia) o “pilotto”, termine medievale veneto, verso un bersaglio detto corniolo distante 36 metri e con un centro bianco di 3 cm di diametro
Viene utilizzata una balestra grossa da banco, anticamente chiamata da posta, perché impiegata dalle postazioni sui merli della mura. Permetteva un tiro più mirato e potente.
Ogni verretta viene contraddistinta con un nome o segno di riconoscimento che ne individui sicuramente il balestriere.
Le balestre sono caricate alla presenza del Podestà, così come descritto negli antichi statuti. I balestrieri di contrada hanno un tiro a testa; la somma dei centri di ogni balestriere decreta la contrada vincitrice e ne assegna il Palio.

Delle balestre e dei balestrieri a Venexia e Clugia intorno al Trecento

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La balestra a Venezia

Nel Dogado Veneto il tiro con la balestra fu riconosciuto utile ymo necessarium (Giovanni Diacono, Cronache, pag 142)

Probabilmente l’uso della balestra si è sviluppato a Venezia dal secolo XII°, consolidandosi nel successivo al quale in effetti risalgono le prime testimonianze documentarie.

Il successo di quest’arma rispetto all’arco và imputato alle diverse condizioni d’impiego.

Nei campi di battaglia gli schieramenti degli arcieri in file compatte con le loro scariche fermavano anche le cariche di cavalleria corazzata, a bordo di una nave non era possibile effettuare quegli schieramenti, ed oltretutto per poter scoccare dovevano allontanarsi dalla murata esponendosi al tiro avversario.

Non dovendo affrontare cariche di cavalleria, potendo usare come appoggio e protezione durante il caricamento il parapetto della nave, la lentezza della balestra non costutiva come in campo aperto un limite tattico, tanto che sempre più spesso l’esito delle battaglie navali veniva deciso dai Balestrieri.

 Nelle legislazione veneziana di fine duecento riguardante quante e quali armi dovessero essere imbarcate, si prescrivevano due tipi di balestra: una con caricamento a staffa (de strevo o strepa), l’altra a martinetto o torno (de torno vel de pesarola). Ogni balestra a staffa doveva avere di corredo 150 frecce, l’altra cinquanta, probabilmente perché aveva meno rapidità di tiro.

Già nel 1290 si fa obbligo di imbarcare un uomo capace di riparare le balestre

 La costruzione e manutenzione di una balestra richiedeva manodopera altamente specializzata, specialmente quelle di corno, e questo sicuramente pesava sul suo costo. Per tale motivo a Venezia nel primo 200 era possibile prendere balestre a noleggio, pratica consueta per il“patronus” della nave che aveva l’obbligo di imbarcare tali armi.

Con la diffusione dell’uso dell’arma, grazie anche allo sviluppo della  metallurgia che permise la sostituzione dell’arco in corno con quello d’acciaio  abbassando i costi di produzione, scomparve la pratica del noleggio.

Sopra ogni galera di  mercato vi dovevano essere  fra i balestrieri giovani nobili che avessero passato i vent’anni, dapprima in numero di quattro, poi in numero maggiore. Erano chiamati balestrieri da pope perché mangiavano alla mensa del capitano, solitamente posta a poppa della nave, mentre i balestrieri popolari si chiamavano a media galia.

La balestra a Clugia

Negli statuti  e capitolari di Chioggia del 1272 – 1279, al n. CIII nell’elencare quante e quali armi debbono portare con se i marinai a bordo delle navi, è fatto obbligo di imbarcare due balestre  con cento dardi (quadrellos) ciascuna.

Il Comune di Clugia doveva tenere costantemente armate due scaule, ciascuna con quattro uomini da remo e due balestrieri; dette barche servivano anche per scortare i  messi del Doge ed altre personalità della Signoria a sud sino a Cavarzere, a nord sino a Poveglia

 Lo storico trecentesco Rolandino, nella sua Cronaca (liber VIII) raccontando gli eventi susseguitisi  alla crociata bandita da papa Alessandro IV° il 20 dicembre 1255 contro  Ezzelino da Romano,  parla dell’armata  che nel marzo del 1256 partì dalla torre delle Bebe per liberare Padova, capitanata dal veneziano Marco Badoero e formata, oltre che da armati di Monselice, Cittadella, dal Marchese d’Este, da fuoriusciti veronesi e vicentini e da cavalieri friulani, anche da fanti e da un migliaio di balestrieri di Venezia e di Chioggia, determinanti nella presa di Padova.. “gli arcoballisti tiravano molto spesso le quadrella e così fitte che quelli di dentro non osavano affacciarsi alle mura per difendere la città”.

L’importanza di poter disporre di esperti balestrieri in gran numero venne dimostrato nella guerra contro Ferrara, nel 1308, quando Chioggia fu la base logistica della spedizione ed il governo veneziano dispose un ripetuto invio di balestrieri in Chioggia. Per tale ragione tutto il territorio fu impegnato a raccogliere “pennas pro impennare quadrellos”.

 Negli statuti e nelle riformanze di Clugia si fa spesso riferimento all’organizzazione per la difesa della città, con riferimenti alle nomine per il comando delle torri o castelli disseminati nel territorio o sull’età massima  delle sopraguardie e dei custodi alle poste.(deliberazione del Maggior consiglio  del 3 maggio 1315 n. 238)

La balestra da posta (da postazione o appostamento), oggi conosciuta come da banco, si distingueva da quella manesca per la maggior dimensione e potenza, per cui la necessità di impiegare nel caricamento meccanismi particolari  ed ingombranti quali il martinetto (croco) o il mulinello, e  quella di avere un punto dove appoggiarla sia per il suo peso che per poter meglio sostenerne il rinculo.

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Il disegno del Grevenbroch riproduce una balestra da posta  con meccanismo a mulinello o torno che si ritiene impiegata dai veneziani nella Guerra di Chioggia, guerra che vede nell’episodio della presa della città un impiego massiccio di balestrieri sia da parte veneziana che genovese.

 Passi tratti da “Cronica de la guerra da Veniciani a Zenovesi di Daniele di Chinazzo , che descrivono la presa della città da parte dei genovesi nell’agosto del 1379.

 7 agosto 1379 …  Dubitandose la Segnoria de Veniexia de quella armada de Genovesi, al tempo ch’i fe’ serar el porto de Veniexia e ‘l porto de Malamocho cum la bastia, i fe’ anchora serar el porto de Chioxa, xoè la bocha del canal che andava a la terra, in questo muodo, ch’i fe’ far j° grosso bastion de groxi  maxeli su la secha a presso el canal che andava in Chioxa, cum una grossa chocha in mexo el canal per mezo la dita bastia imbataiada et investida de gradixi e cuori, e fornida la dita chocha et bastion da asa’ bombarde e balestrieri con grosse pallade atraverso el chanal per dinanci la dita chocha, per muodo ch’el dito canal era forte asay, et continuo bombardava insembre le galie de Genovexi con dita chocha e bastion, et era ben fornida Chioxa de balestrieri e asai soldaria… 

Per la diffusione che aveva l’impiego della balestra era fondamentale tenere esercitati i balestrieri, perché, ricorda il Torsello, i buoni tirator tendono balestre forti e lanciano proiettili lontano provocando danni e paura nel nemico;  esattamente il contrario è l’effetto dei balestrieri inetti poiché l’efficacia dei loro colpi rende più audace il nemico..

Una Parte del Maggior consiglio di Venezia del 1318, lamentando che i giovani non si addestravano più alla balestra, obbligava i capicontrada ad annotare tutti gli uomini dai 16 ai 35 anni raccogliendoli per contrada e dividendoli per dozzine distinguendo i nobili dai popolari. Ogni dozzina aveva il suo capo, ed i nobili in un giorno feriale e i popolari in uno festivo erano obbligati “ire ad ballistandum”. I drappelli di balestrieri con il loro capo contrada avevano quindi l’obbligo di portarsi continuamente ai bersagli per tenersi costantemente in esercizio. Nobili e popolani, poveri e ricchi, giovani e maturi, in città e nei presidi tutti erano balestrieri e formavano la nazione armata.

 Fin dal 1229 nei luoghi più spaziosi delle città s’erano istituiti bersagli: uno a Venezia, al lido di San Nicolò, a Murano, a Mazzorbo e a Torcello, mentre analogo provvedimento fu preso per Chioggia.

Per tutto il Trecento i decreti dei Dieci ordinavano che ballestrierius ludus fiat per contractas.., ed era fatto obbligo ad ogni capo contrada di sorvegliare, riattare o rimuovere i bersagli. Essendo disattesa tale disposizione poiché gli “inquisitores super ballistis” non percepivano salario, il 13 marzo 1350 il Consiglio dei Dieci dovette deliberare di assegnare loro un salario ed il diritto di portare le armi.

Per stimolare maggiormente i cittadini ad esercitarsi al tiro fu istituito  il Palio delle Balestre.

Le gare si svolgevano due volte all’anno: a Venezia a Pasqua e Natale, a Clugia nelle feste di  maggio e a Natale.

Era così sentita la gara del Palio  che per frenare la baldanza dei balestrieri, eccitati dall���emozione di partecipare alla competizione, i Signori di Notte ed i Capicontrada vigilavano affinch�������������������������������������������������������������� l’ordine fosse mantenuto, e veniva proibita�� anche ogni vendita di vino.�� I giovani balestrieri troppo bollenti e chiassosi venivano puniti con  multe, anche perchè capitava che con le balestre lanciassero pallottole di terracotta rompendo i vetri delle finestre, uccidessero galline, colombi ed altri volatili.

 Il Comune di Clugia ai�� migliori tiratori offriva premi che consistevano in un Balestro fulcitum croco  (Archivio Antico Chioggia  cod. 3° c.40t) del prezzo di tre ducati e mezzo e di una pezza di panno scarlatto.

Nel 1407 il valore dei premi fu portato a sedici ducati per invogliare sempre più i clugiensi ad esercitarsi a quel gioco  Quod  est  salus  Clugie.

Chi si iscriveva per il tiro doveva avere la propria balestra (A. A. C., cod. 3° c. 92), se tirava con la balestra d’altri il premio gli veniva annullato: la balestra doveva venir caricata dal tiratore in presenza del Podestà.

A chi aveva fatto il miglior tiro  andava il primo premio che consisteva in sette braccia di panno scarlatto; il secondo premio una balestra con turcasso, il terzo nel tavolaccio.

Una parte del 1393 dava facolt����  di avocare al Comune i premi quando fossero riscontrati degli inganni nelle gare. Tale disposizione fu però annullata nel 1407 considerando che ciò dava motivo ai concorrenti di astenersi dalle gare: si deliberò pertanto che il primo premio andasse a chi avesse gareggiato senza commettere frodi.

Una ducale del doge Steno del 1402 avvisa i clugiensi che vogliono partecipare alle gare di Venezia di iscriversi alla cancelleria del Comune di Clugia per risparmiare le spese d’iscrizione a Venezia.

 Sorse però la questione se far partecipare o meno i balestrieri forestieri al palio. Le antiche disposizioni non facevano alcun riferimento esplicito a tale partecipazione, ed alla eventuale vittoria, di cittadini non clugiensi o comunque non veneziani. Per questo dirimendo ogni dubbio nel 1414 il Maggior consiglio cittadino stabilì delimitare la partecipazione al palio di forestieri e, in ogni caso, di escludere per gli stessi forestieri la possibilità di vincita sul campo di qualsiasi premio.

Ecco la riproduzione della deliberazione  e la sua trascrizione e traduzione

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DIE XXVIIII MAII  MCCCCXIIII

Quia sicut clare apparet per ordines Clugie qui facti fuerunt pro paliis que annuatim fiunt per comune Clugie ad proiciendum cum balistis ordinatum fuerit hoc solummodo ut homines Clugie fierent se  aptiores ad balistandum et exercitarent se cumsuis balistis, nulla facta mentione de aliis personis de extra Clugia si debent proicere ad dicta palia vel non, vadit pars, ad removendum omnen errorem et discordiam, que in premissis occurrere possent, quod de cetero possint proicere ad dicta palia cives et abitatores habitantes in civitate Rivoalti et cives et abitatores Clugie solummodo et non aliqua alia personam������ aliquo modo vel ingenio. Verum, si aliquis ultra supra nominatos proicerent ad dicta palia et habuerint bonum ictum, nullo modo habere debeat aliquod de premissis paliis, remanentibis firmis amnibus aliis ordinibus pro ipsis paliis factis.

 In minori de parte 4 non 0 non sinceri 0

In Maiori de parte47 non 6 non sinceri 4 (A.A.C. vol. 27. Liber consiliorum post bellum II, c. 40)

 TRADUZIONE

29 MAGGIO 1414

Poichè, come appare chiaramente dalle ordinanze di Chioggia che furono fatte riguardo ai palii che ogni anno si fanno dal Comune di Chioggia per il tiro con le balestre, poichè fu ordinato che soltanto gli uomini di Chioggia divengano più abili nel tiro e si esercitino con le loro balestre, senza che sia fatta alcuna menzione su altre persone forestiere se debbano o meno cioè partecipare a detti palii, viene messo a votazione che, per rimuovere ogni erronea interpretazione e discordia che possazno sorgere a riguardo, che in futuro possano partecipare ai detti palii i cittadini e gli abitanti di Venezia e di  Chioggia soltanto e nessun altro e in nessun modo e per nessuna ragione. Ma se qualcuno oltre alle sunnominate persone partecipasse al detto palio e ottenesse buoni tiri, in nessun modo debba conseguire qualche premio riguardo ai predetti palii, tenendo per ferme le altre disposizioni emanate sugli stessi palii.

 Nel Minor consiglio  a favore 4 contrati 0 astenuti 0

Nel Maggior consiglio a favore 47 contrati 6 astenuti 4

 

BIBLIOGRAFIA

Ed. Treccani – Storia di Venezia: l’et�� del Comune – L’apparato Militare -Aldo Settia

I balestrieri da Pope – Ester Zille – Da Archivio Veneto 1994

Molmenti

Le navi di Venezia – F.C. Lane – Einaudi 1983

statuti